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8/13/2008

Foto ricordo

E anche queste vacanze sono passate... in un batter d'occhio... e con vari contrattempi annessi e connessi!!!
I primi 10 giorni di Agosto (settimana in campeggio a Marina di Camerota + weekend in provincia di Isernia) sono trascorsi all'insegna della sfiga sparsa qua e là... ogni giorno capitava qualcosa! Arrabbiato
Ma queste contrarietà x fortuna lasciano il tempo che trovano e tutto sommato posso essere contenta della vacanza di quest'anno!
Ho aggiornato l'album fotografico "Mari e monti" con gli scatti dei paesaggi + belli, il bellissimo mare del Cilento e i magnifici scenari delle colline nei dintorni di Monteroduni, paesino in provincia di Isernia, nonchè "casa" della mia amica Miky.
Siamo andati lì in occasione di una festa, una specie di sagra con in + varie esposizioni di opere d'arte (tra cui anche quelle mie, di Miky e di Anna ovviamente! Animoticon) e allestimenti delle botteghe di una volta disseminate tra i vicoli di questo adorabile paesino, tutto molto suggestivo e caratteristico.
 
Ecco qui qualche foto ricordo, poi vi consiglio di dare un'occhiata alle altre nell'album xchè meritano davvero! ^____^
 
 
Allora... queste prime foto sono chiaramente prese da internet... questo è il regalino che io e Dav ci siamo fatti quest'anno, è arrivata giusto il giorno prima della partenza!!!
  

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Ovviamente nostre foto in canoa non ne abbiamo, fate un piccolo sforzo di immaginazione e sostituiteci ai due tizi! A bocca aperta

Questa è la traversata che abbiamo fatto, sulla mappa della costa sono evidenziati due punti (blu il punto di partenza, giallo quello di arrivo) + percorso tratteggiato... circa 8 Km tra andata e ritorno, siamo due matti!!! Linguaccia 

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E' stata una faticaccia ma è stato bellissimo xchè abbiamo raggiunto un punto della costa un po' + selvaggio e x la prima volta ho visto i coralli vicino agli scogli e 3 stupende stelle marine in libertà... fantastico! ^___________________^

Ecco il meraviglioso mare nella nostra insenatura preferita:

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E questo è il polipetto che Dav ha pescato (e poi liberato dopo averlo reso protagonista del book fotografico di rito) ^____^

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Chiude la sequenza delle foto ricordo del campeggio uno scatto "rubato"... sono due bimbi che hanno trovato tra gli scogli una tavola da surf rotta, spaccata a metà e l'hanno subito riciclata come imbarcazione!

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Purtroppo nn ho potuto scattare una foto nel pomeriggio della stessa giornata quando li abbiamo ritrovati a cavalcare la tavola da surf con l'ausilio di una pagaia ricavata da una canna con infilate alle due estremità delle piccole pinne di gomma... erano a dir poco meravigliosi... la fantasia e l'ingegno dei bambini sono una cosa fantastica, si sono costruiti da soli e con oggetti di fortuna un gioco bello e funzionale, erano la fine del mondo!!! Sorriso

Ecco infine un piccolo collage di foto del fine settimana a Monteroduni: io, Anna e Miky nel locale dove erano esposti i nostri lavori e la foto di gruppo del giorno successivo! ^_____^ Mi raccomando, non perdetevi i paesaggi, sono nell'album!

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Insomma, nn posso che essere contenta di queste vacanze e fa niente se quest'anno stare in campeggio è stato un po' + scomodo xchè eravamo + distanti dai bagni, il minimarket non era aperto e nella nostra piazzola non funzionava l'attacco dell'acqua, se mi è venuto un antipatico e fastidioso eritema che mi ha ricoperto da capo a piedi, se la canoa è uscita difettata e l'abbiamo dovuta usare con il fondo sgonfio (il che si traduce in un bel po' di fatica in +), se abbiamo perso la coincidenza del treno x Isernia (x via di un ritardo mostruoso del regionale Salerno-Napoli) e abbiamo dovuto ripiegare di fretta e furia sul pullman e forse nn potremo manco avere il rimborso del biglietto ferroviario, se la sera della festa a Monteroduni ha letteralmente diluviato e mangiare all'aperto è stata un'impresa e se nei prossimi giorni io e Dav possiamo scordarci di fare altri giri in canoa xchè l'abbiamo dovuta rispedire al rivenditore x far aggiustare una saldatura... forse la riavremo a settembre e forse la riutilizzeremo direttamente l'anno prossimo... Perplesso

Insomma, fa niente! Sono state cmq delle giornate bellissime e ce le siamo godute fino in fondo!!!!! ^___________________^

Spero che x tutti voi questo mese di agosto stia trascorrendo il + serenamente possibile...

A presto e, come sempre, baciotti a tutti! Labbra rosse

7/31/2008

A presto!

 

Oh… rieccomi qui ad aggiornare il blog… negli ultimi giorni sono stata un po’ assente e non ho neanche visitato gli altri spaces, sono state giornate un po’ frenetiche… vedrò di rimediare in giornata x passare a lasciare un saluto a tutti xchè domani finalmente vado… parto… FUGGO!!!

Destinazione: di nuovo il campeggio, + o – come l’anno scorso e non vedo l’ora di stare 7 giorni all’aria aperta, a mollo, sdraiata in tenda e fuori, senza pc e senza dover fare niente!!! A bocca aperta

Nel frattempo ho ricevuto e caricato le foto mancanti della visita alla Biennale di Venezia (sì, praticamente le ho avute dopo quasi un anno… non vedevo Anna e Miky da allora), e le ho integrate con le mie, ora la cartella è finalmente al completo! Animoticon

Inoltre vi lascio x 7 giorni in compagnia delle seguenti immagini, 3 simpaticissimi stereogrammi, sono sicura che al mio ritorno troverò qualcuno che li ha decifrati (Mary tu riuscirai a vederli subito, non scrivere le soluzioni! ^_____^).

Dal momento che non a tutti riesce semplice e intuitivo vederli riporto qui delle informazioni su questo particolare tipo di immagine e le istruzioni x riuscire a visualizzarli in 3D (ricordatevi che x vedere uno stereogramma è fondamentale non metterlo subito a fuoco), una volta che vi sarete spratichiti e sarete diventati bravi potrete trovarne tantissimi altri in rete.

In bocca al lupo e buon divertimento allora!

 

Ci risentiamo tra una settimana, baciotti e un augurio di buone vacanze a tutti voi!!!!

 

 

 

Metodi x riuscire a contemplare gli stereogrammi:

 

Lo stereogramma è un'illusione ottica creata da particolari immagini piane che induce chi la guarda a visualizzare una figura tridimensionale.

La figura è generalmente costituita da una successione di strisce verticali larghe diversi millimetri che differiscono tra di loro leggermente. Quando l'osservatore tenta di 'mettere a fuoco' non la figura piana ma un punto immaginario dietro il disegno, il suo cervello è ingannato ed interpreta due strisce affiancate come se fossero la stessa attribuendo quindi alle piccole differenze tra le strisce stesse una realtà tridimensionale.

 

Dopo aver imparato la tecnica giusta, occorrono pochi secondi per poter visualizzare le stupende immagini tridimensionali nascoste negli stereogrammi.
Ovvero improvvisamente la pagina , o il monitor, diventa sfuocata, passa da due a tre dimensioni e dallo sfondo emergono e si modellano livelli di prospettiva diversi, parole, forme, figure...

Esistono due tecniche particolari che permettono la stereovisione:

La tecnica in parallelo (richiede la messa in parallelo dell'occhio destro con quello sinistro, quindi e' come se guardassi qualcosa in lontananza): il punto di messa a fuoco deve essere oltre, ma non troppo, il piano contenente lo stereogramma. Ad esempio: metti a fuoco un oggetto a circa 1 - 2 metri di distanza; interponi tra l'oggetto e i tuoi occhi uno stereogramma muovendolo avanti e indietro lentamente in modo tale da trovare la posizione in cui dall'immagine sfuocata "esce", "si sprigiona" l'immagine tridimensionale.
Ricordati: non cercare di mettere a fuoco il monitor o il foglio... aspetta... a tal punto l'immagine sarà perfettamente a fuoco. A volte l'immagine appare poco per volta, a volte improvvisamente. La sensazione, comunque, è stupenda.

La tecnica incrociata (richiede l'incrocio degli occhi): interponi un dito o una penna tra l'immagine e gli occhi. mantenendo così gli occhi sposta la tua attenzione - ma non la messa a fuoco - sulla immagine. Poi regola gradualmente la distanza tra dito e immagine. Al raggiungimento della posizione corretta attendi... aspetta... apparirà l'immagine tridimensionale.

 

 

 

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7/22/2008

De gustibus...

 
C'è chi va in estasi con un broccolo...  

   

 

... e chi con un popcorn...

   

 

...io xò continuo a preferire la cioccolata! ^_____^

7/11/2008

Lezioni di vita...

 
Purtroppo per via di soli due secondi oltre il limite minimo Oscar Pistorius non ce l'ha fatta a qualificarsi per le Olimpiadi di Pechino... riporto qui quest'articolo che è stato pubblicato prima della sua prova per la qualificazione. Dalla vita di questo giovane atleta c'è solo da imparare...
 
 
 
INCONTRO CON IL CAMPIONE DI ATLETICA CHE IN QUESTI GIORNI PUBBLICA L’AUTOBIOGRAFIA

IL FAVOLOSO MONDO DI PISTORIUS

A 11 mesi ha subìto l’amputazione delle gambe. Poteva essere un trauma, invece è l’inizio di un miracolo in cui l’handicap è una forza in più. «Perché la volontà conta più del corpo».
 

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«Se Dio mi chiedesse: "Oscar, posso ridarti le gambe: le vuoi?", io dovrei rifletterci. Non risponderei subito di sì. Perché in realtà non mi sento affatto fregato dalla vita. Se avessi avuto le gambe, non sarei diventato l’uomo che sono, credo che non avrei avuto questo stimolo a superare me stesso e diventare un atleta. Sarei come un sacco di altri ragazzi, che si impigriscono. Forse non avrei mai scoperto il mio potenziale e avrei avuto una vita più ordinaria».

Il racconto della favolosa vita di Oscar Pistorius, uomo e atleta fuori dal comune, comincia con queste parole, che il lettore troverà nel libro Dream Runner - In corsa per un sogno pubblicato da Rizzoli proprio in questi giorni e che Famiglia Cristiana presenta in anteprima ai suoi lettori. Parole toccanti e profonde, riflesso di una storia che ha il sapore della favola, del miracolo diventati possibili non nonostante l’handicap, ma, paradossalmente, anche grazie all’handicap.

Oscar Pistorius nasce il 22 novembre del 1986 a Johannesburg, in Sudafrica. È il padre il primo a rendersi conto che qualcosa non va: al neonato manca il perone, è necessaria l’amputazione. A questo punto entra in gioco uno dei protagonisti di questa favola dei nostri tempi, la famiglia Pistorius, per la quale l’espressione "non posso" è bandita dal vocabolario. Papà e mamma – il fratello maggiore Carl era piccolo, la sorellina Aimée arriverà dopo – prendono in mano la situazione senza vittimismo, cercano le soluzioni migliori, a 17 mesi regalano al figlio le sue prime protesi, ma soprattutto gli insegnano a considerarsi un bambino normale. «Prima ancora di imparare a parlare», ci racconta Oscar, «ho capito che il concetto di normalità o disabilità sono del tutto relativi. Da solo, non avrei mai maturato questa convinzione: lo devo alle persone che mi sono state vicine, in particolare, ai miei genitori, a mio fratello e mia sorella».

La madre gli scrive una lettera, da leggere quando fosse diventato grande: «Chi perde davvero non è chi arriva ultimo nella gara. Chi perde davvero è chi resta seduto a guardare, e non prova nemmeno a correre». Oscar la prende alla lettera e diventa «un selvaggio». Gioca, corre, si diverte. Ogni tanto le protesi si rompono e bisogna sostituirle.

L’attività sportiva è un pilastro del sistema educativo delle scuole frequentate dal ragazzo. «Lo sport mi ha sempre spinto a crescere, a superare i miei limiti», dice Oscar, «per questo penso che tutti dovrebbero praticarlo fin da piccoli». Si appassiona al rugby e alla pallanuoto, mentre l’atletica lo attira molto meno. Mette un’energia speciale in quello che fa, vuole dimostrare a sé stesso e al mondo che quel vuoto, riempito da due protesi, non gli impedisce di assecondare i suoi sogni. «Se fossi nato "perfetto" non avrei mai fatto tutti questi progressi. L’handicap mi ha reso più forte, mi ha dato qualcosa in più, piuttosto che qualcosa in meno: la volontà conta più del corpo che il destino ti assegna. Tanti ragazzi normodotati hanno tutto dalla natura, ma sono senza volontà e non si impegnano».

Arrivano momenti duri. Nel marzo del 2002 perde la madre, a cui era affezionatissimo. Nel giugno dell’anno seguente, giocando a rugby, subisce un grave infortunio. «Ho pensato che da quel momento in poi la mia vita superattiva, in cui lo sport era tutto, avrebbe subìto una svolta». E così è stato, ma non nel senso in cui temeva Oscar.

La fisioterapia lo costringe a lunghe sedute di atletica, l’odiata atletica! Scherzi del destino... Così, per puro caso, Pistorius si scopre dotato di qualità straordinarie. Su speciali protesi da corsa, mentre si allena per la riabilitazione realizza tempi eccezionali, veri e propri record per lo sport paralimpico (per atleti disabili).

Da quel momento tutto accade molto in fretta. Solo otto mesi dopo gareggia alle Paralimpiadi di Atene 2004 nei 200 metri. Pieno di paura, annichilito da mostri sacri dello sport, stecca la partenza, ma riesce comunque a vincere, stabilendo il nuovo record di categoria... Un trionfo del genere avrebbe appagato chiunque, non Oscar Pistorius. «A quel punto mi è venuta voglia di confrontarmi con gli atleti normodotati, perché non mi considero né un atleta disabile né un atleta normodotato, bensì un atleta e basta, e come tale gareggio con chiunque, cercando di superare ogni volta il mio limite. Preferisco arrivare secondo avendo migliorato il mio tempo, che vincere con un tempo peggiore al mio record personale». Il 13 luglio del 2007 anche questo sogno diventa realtà: Oscar è in Italia, a Roma, per gareggiare sui 400 metri in una competizione non riservata ai disabili. E arriva secondo!

A quel punto, però, il mondo dell’atletica comincia a guardarlo con sospetto. La federazione internazionale commissiona uno studio all’Università di Colonia, dal quale emergerebbe che l’utilizzo di protesi da corsa garantisce un vantaggio tecnico. Si scatenano polemiche e dibattiti: chi tira un sospiro i sollievo, chi s’indigna. E Oscar? Fa ricorso. La recente sentenza del Tribunale di Losanna, che riconosce la parzialità dei test di Colonia (avevano dimenticato i possibili svantaggi delle condizioni di corsa di Pistorius), riapre i giochi: Pistorius può competere con gli atleti normodotati. «Non è stata una mia vittoria personale», dice Oscar, «ma una vittoria di tutti, dello sport in quanto tale, contro ogni discriminazione».

Il sogno continua. Pistorius in queste settimane sarà a Milano e a Roma per partecipare ad alcuni meeting di atletica, dove cercherà di realizzare i tempi necessari per qualificarsi alle Olimpiadi di Pechino. «È una sfida molto difficile. Mi sto allenando duramente e pregando». Comunque vada, è un campione.

Paolo Perazzolo

 

PIÙ FORTE DI OGNI OSTACOLO

1986 Oscar Pistorius nasce il 22 novembre a Pretoria, in Sudafrica. La grave malformazione agli arti inferiori (sono assenti entrambi i peroni) costringe i medici ad amputargli a soli undici mesi di vita entrambe le gambe. Negli anni del liceo pratica il rugby e la pallanuoto. Dopo un infortunio, passa all’atletica per motivi di riabilitazione. Alla fine, decide di dedicarsi completamente a questa disciplina.

2004 Alle Paralimpiadi di Atene vince il bronzo nei 100 metri e l’oro nei 200, battendo atleti ben più quotati di lui, e con il tempo di 21’’97 stabilisce il nuovo record mondiale.

2007 Gli organizzatori del Golden Gala di Roma lo ammettono a gareggiare con i normodotati sui 400 metri. Pistorius ottiene la seconda posizione.

2008 Il 13 gennaio, la Federazione internazionale di atletica leggera (Iaaf) respinge la sua richiesta di correre contro i normodotati alle Olimpiadi di Pechino 2008, sostenendo che, con l’uso delle protesi in fibra di carbonio, Pistorius avrebbe un «vantaggio meccanico di più del 30 per cento» rispetto agli avversari. L’atleta non ci sta e presenta ricorso.

Il 16 maggio il Tribunale di arbitrato sportivo (Tas) di Losanna sovverte la decisione della Iaaf e dà ragione all’atleta, stabilendo che «al momento non ci sono elementi scientifici sufficienti per provare che Pistorius ottenga dei vantaggi dall’uso delle protesi». Se riuscirà a qualificarsi, Pistorius potrà gareggiare con i normodotati alle Olimpiadi di Pechino.

 

 

 

«UN ESEMPIO PER TUTTI, DISABILI E NON»

Nella sua prefazione al libro, Candido Cannavò, storico direttore della Gazzetta dello sport, scrive che la vita di Pistorius ha tutti gli ingredienti di una favola moderna. «Una favola vera», dice Cannavò, «perché varca un confine che sembrava invalicabile».

 

  • Eppure era iniziata, se non come una tragedia, come una dura prova...

«Ha perso le gambe a soli 11 mesi, il che significa che ha perso i riti fondamentali della vita: il primo passo, la prima corsa, il primo calcio a un pallone... Eppure, nonostante tutto questo, si è immaginato campione... È una storia che sa di Grazia. E lui un campione lo è davvero, perché strutturalmente è un fuoriclasse, ha una muscolatura eccezionale».

 

  • Eppure molti hanno cominciato a mettere in discussione i suoi successi e la federazione internazionale l’aveva addirittura escluso dalle gare, sostenendo che traeva vantaggio dalle protesi...

«Mi ha colpito la grettezza di chi ha voluto emettere una sentenza basandosi esclusivamente su un fatto tecnico, cioè le protesi, e lasciando del tutto fuori il fattore umano. Un calcolo davvero stupido: meno male che in seguito è emersa la totale parzialità dei test eseguiti in Germania, che trascuravano del tutto gli svantaggi».

 

  • Oscar è un modello non solo per le persone disabili...

«È un esempio per tutti: per chi ha un handicap e si deprime e per chi ha tutto e spreca la sua fortuna. Ci insegna che quello che la natura ci ha dato è un patrimonio da valorizzare».

 

   

 

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    Da “Famiglia Cristiana” (anno LXXVIII, N° 27, luglio 2008)


 

7/2/2008

Piccolo momento di gloria...

 
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6/22/2008

Viaggio in Giappone - Diario di viaggio - quarta parte (4/4)

 

Foto 5_7_5 – 5_8_8: Giovedì, ultimo giorno (ç____ç) e finalmente una bella giornata… siamo tornati al centro di Tokyo x visitare i giardini imperiali, dopo aver scattato qualche altra foto lungo il fossato che circonda l’area del Palazzo Imperiale, approfittando del sole…

 

Foto 5_8_9 – 6_3_9: La zona dei giardini imperiali aperta al pubblico è un grande e bellissimo parco con i resti delle costruzioni e delle mura dell’antica Edo-jo, prati, piccoli boschetti e laghetti… è stato molto piacevole visitarlo. Ne abbiamo anche approfittato x stenderci un po’ sul prato a prendere il sole, mentre io scattavo foto gli altri si divertivano a provare mosse di Aikido e acrobazie varie! ^___^

 

Foto 6_4_4/6_4_5: Mi soffermo su queste due foto… quel divieto di fumo si trovava per terra, su uno dei marciapiedi di Tokyo… a Tokyo è vietato fumare x strada mentre invece in molti locali è possibile farlo… (con mia grande gioia, devo dire… o_____O)  Sono molto diffuse le “Smoking Area” ovvero delle zone di marciapiede dove invece è possibile fermarsi a fumare (con immancabile gruppetto di giapponesi lì raccolti). All’inizio tutto ciò ci ha lasciato davvero un po’ perplessi… poi abbiamo capito il xchè di questo divieto: è una precauzione x evitare di poter far male ai bambini che, essendo + bassi, sono + esposti al rischio di venir scottati dai pedoni distratti che camminano di corsa… mah!

A voi i commenti, davvero ‘sta cosa l’ho vista solo in Giappone!!! ^___^

 

Foto 6_4_6 – 6_5_2: Nel tardo pomeriggio siamo andati a visitare la baia di Tokyo… il panorama era davvero bello e suggestivo, con tutti quei grattacieli illuminati… purtroppo fare delle foto non è stato semplice, ne ho scelto giusto qualcuna come esempio, x dare una mezza idea… la prossima volta non andrò da qualche parte senza portarmi dietro il cavaletto!!!  è_____é

 

Foto 6_5_3 – 6_5_7: Queste foto invece sono dedicate alla metropolitana di Tokyo… metro che poi diventa linea ferroviaria e viceversa, un autentico casino!!! Una volta capito il meccanismo e individuate le stazioni in cui si verifica questo cambio di linea (ma non di treno, che rimane lo stesso, questo è il problema!!!) ci si riesce ad orientare ma all’inizio ci si sente davvero persi anche xchè non tutte le stazioni hanno il doppio nome (in ideogrammi e in caratteri occidentali), solo quelle principali! E infatti il primo giorno è stato inevitabile sbagliare treno!

Devo dire però che Marco è stato capace di capirci qualcosa già dal primo giorno, poi è diventato proprio bravo, negli ultimi giorni di permanenza tutto il gruppo seguiva mio fratello nei meandri della metro!!! ^____^ E una volta nel vagone era inevitabile osservare e fare commenti, d’altronde anche noi eravamo molto osservati e non poche ragazzine (le classiche studentesse vestite alla marinara) ridacchiavano di noi!!! I giapponesi in metro fanno principalmente 3 cose: dormono (soprattutto gli impiegati… anche in piedi, giuro!), leggono giornali (soprattutto gli uomini) e i manga (soprattutto i ragazzi) e digitano freneticamente con la tastiera del cellulare (davvero carini i loro cellulari, ne ho visti di tutte le forme, fatture e colori! ^__^). Le foto scattate all’interno del vagone non le ho fatte io, ‘sta faccia tosta l’hanno avuta gli altri, in una c’è pure un tizio che guarda storto verso la fotocamera!!!

Di sicuro le + grandi figure le abbiamo azzeccate proprio in metro, eravamo un tantino + rumorosi rispetto a loro che in metro non parlano, mai! E se proprio devono scambiare qualche parola lo fanno piano piano, sottovoce… noi invece ridevamo praticamente in continuazione!

 

Foto 6_5_8 – 6_7_2: Ultima serata… ultima cena da Jonathan’s… l’idea era di quella di chiudere in bellezza il viaggio con un bel brindisi! Da buoni italiani abbiamo avuto la faccia tosta di entrare nel ristorante portandoci dietro 3 bottiglie di vino… ci tengo a precisare che parlo in prima persona plurale giusto xchè face parte del gruppo, quest’idea non l’ho certo concepita io, tanto + che non bevo! ^___^ Queste 3 bottiglie hanno fatto il viaggio di andata con noi (insieme ad altre 7) sparse nelle varie valigie dei ragazzi (sì, lo ammetto, io mi sono rifiutata di mettere la bottiglia di vino nel trolley, manco morta! E, pur volendo, non ci sarebbe mai entrata! Animoticon) ed erano un omaggio destinate ai vari maestri giapponesi. Ne erano rimaste 3, quindi, e, ovviamente, non se ne parlava proprio di riportarcele indietro, andavano scolate.

Mi ero permessa di proporre di bere dopo aver cenato ma non sono stata degnata di molta considerazione xchè l’intenzione degli altri era di bere durante la cena, ovviamente. Alla fine xò è andata a finire che il personale del locale non ha permesso loro di aprire le bottiglie. Erano irremovibili: o bevande acquistate nel ristorante o niente! Non hanno voluto sentire ragioni, in questo i giapponesi sono rigidissimi, non discutono proprio… immaginate come ci sono rimasti tutti male, con le bottiglie sottobraccio sono entrati e con le bottiglie sottobraccio sono usciti!

Ma, sempre da buoni italiani, non ci siamo persi d’animo: dopo aver comprato quante + schifezzette da mangiare possibili nel mitico negozietto aperto 24 ore su 24 ci siamo accomodati nella hall dell’albergo e abbiamo dato inizio alla festina. Abbiamo brindato e fatto un bel po’ di casino tra battute e risate varie, probabilmente il vino cominciava a fare effetto! Il personale alla reception non ci ha detto niente, ormai dopo 7 giorni si erano rassegnati, x non dire arresi… Ma in fondo ci avevano preso in simpatia, hanno pure attaccato la foto della vittoria italiana alla parete!!!!!! ^________^ Questo a dimostrazione che i giapponesi guardano molto all’etichetta sì… ma una volta rotto il ghiaccio sanno essere davvero simpatici, carini e, soprattutto, sportivi! La serata si è conclusa con le classiche scene di panico x via dei bagagli… non si chiudevano +!!!!! Tra regalini vari, libri (non potevo non comprare degli artbook di disegnatori giapponesi che qui in Italia non avrei mai trovato), kimono, Dav con la stampa in cornice, ecc ecc… è stato un continuo viavai tra la nostra camera e quella di Marco x vedere come distribuire la roba, davvero non so come ce l’abbiamo fatta… 

 

Foto 6_7_3/6_7_4: Venerdì mattina… partenza… sigh sob, strasob! ç________ç La foto di Dav all’aeroporto di Narita dovrebbe rendere bene lo stato d’animo generale… ç_______ç 

Segue foto dei due maestri immortalati nella Smoking Room!!! A bocca aperta

 

Foto 6_7_5/6_7_6: “Ecco qua!” direte voi adesso “Ha fotografato l’ennesima tazza!!!”. A bocca aperta

Ho fatto la foto anche ai comandi e pulsantini vari, purtroppo è venuta un po’ sfocata ma si dovrebbe riuscire ugualmente a leggere… altro che solo la direzione del getto, qui si poteva impostare pure il suono di accompagnamento (cascata) e regolarne il volume!!! ^___^

Avrete capito che si tratta del bagno dell’aeroporto e vi assicuro che, una volta tornata in Italia, un po’ mi sono pentita di non aver fatto la foto al bagno dell’aeroporto di Parigi e poi a quello di Roma… detto in poche parole: sempre peggio, no comment. Una volta che ci si abitua, anche se x poco tempo, alla pulizia e al decoro, è davvero notevole il senso di nausea che si avverte di fronte all’incuria e al menefreghismo in certe cose, tipici, del nostro Paese, purtroppo.

 

Foto 6_7_7 – 6_8_2: Nell’aereo Tokyo-Parigi… il viaggio di ritorno è stato un po’ + lungo ed è sembrato +  pesante di quello dell’andata… Siamo partiti da Tokyo verso le ore 13 e, dopo 13 ore di viaggio (quando si viaggia da ovest ad est si impiega + tempo x via delle correnti aeree…) siamo arrivati a Parigi. A Parigi l’ora locale era le 17, ma secondo il nostro orologio biologico erano ormai le 2 di notte… inutile dire che eravamo già stanchi e addormuti… ecco xchè le ultime foto sono quelle in aereo… una volta arrivati a Parigi ho messo la fotocamera a nanna, almeno lei!!! Partiti da Parigi verso le 19 siamo atterrati a Roma tra le 21 e 30 e le 22, con mezz’ora e + di ritardo xchè l’aereo non riusciva ad atterrare a causa del cattivo tempo. Sinceramente parlando, nel piccolo aereoplanino Parigi-Roma (dopo aver viaggiato in quel bestione da volo intercontinentale questo sembrava davvero minuscolo) non vedevo l’ora di atterrare, a un certo punto ho iniziato a dare segni di insofferenza, anche x via del tempo, + piccolo è l’aereo e + si avvertono le turbolenze! A Roma ci aspettava lo stesso pulmino dell’andata e ci abbiamo messo 3-4 ore x ritornare a Salerno (siamo arrivati tra l’1 e le 2 di notte), inutile dire che nel pullmino siamo caduti tutti in letargo profondo, eravamo svegli da 22 ore e non ce la facevamo +!!! Arrivati a Salerno abbiamo avuto l’accoglienza degli altri ragazzi membri dell’Associazione del Chanbara, tutti allegri e pimpanti pronti a festeggiare, fare foto e brindisi e noi come tanti zombie!!! A bocca aperta

Però è stata davvero una bella accoglienza, peccato non avere foto come ricordo ma davvero il rimbambimento era ad alti livelli… Rientrare a casa è stato stranissimo… solo 24 ore prima ero in Giappone e ora di nuovo a ronfare nel mio letto… strano… strano davvero…

 

 

Si conclude qua il mio diario di viaggio, spero che sia stato interessante e divertente.

Ogni tanto mi capita di pensare: “Cacchio, sono stata in Giappone, un annetto fa non l’avrei mai detto!” E mi prende la nostalgia…mi piacerebbe tanto andarci di nuovo x poter stare + tempo e visitarlo meglio… spero di riuscire a tornarci prima o poi, di certo non subito, ci sono tante altre mete che vorrei visitare prima.

Nel frattempo continuo a rimpinzare il salvadanaio, poco x volta… ^_____________^

Complimenti a tutti coloro che sono riusciti a leggere tutto il diario e a guardare tutte le foto, un’impresa non da poco! A bocca aperta

 

Grazie e baciotti a tutti!

6/15/2008

Viaggio in Giappone - Diario di viaggio - terza parte (3/4)

 

Foto 3_6_7 – 3_7_1: Lunedì: veloce giro nel quartiere delle librerie, Jimbocho.

Siamo stati in una stupenda libreria di otto piani, ogni piano dedicato a tipologie diversa di libri… era bellissimo e purtroppo non ce l’abbiamo fatta a visitarla tutta perché avevamo appuntamento con il resto della squadra al quartiere Mita, il quartiere delle Ambasciate!

 

Foto 3_7_2 – 3_7_8: Visita all’Ambasciata Italiana! Grazie a una fortuita coincidenza avevamo ricevuto l’invito il giorno prima! ^___^ Davvero una bella esperienza, l’ambasciatore italiano era molto contento di poter ricevere e poter parlare con dei connazionali, soprattutto se campioni in una disciplina sportiva di cui, in effetti, non era x niente a conoscenza!!! A bocca aperta

 

Foto 3_8_2 – 4_2_5: Dopodiché siamo andati a visitare il quartiere Asakusa, ovvero il quartiere più pittoresco e tradizionale di Tokyo, vero cuore dell’antica città. È una delle tappe turistiche più gettonate anche per via degli innumerevoli negozietti di souvenir e oggetti caratteristici situati su entrambi i lati della via principale, Nakamise. Questa strada parte dal dal Kaminarimon (il Cancello del Tuono) per terminare al Tempio Senso-ji, il tempio buddista detto anche Kannon-sama. Il tempio è semplicemente fantastico e quei negozietti erano una vera e propria calamita, in pratica abbiamo passato l’intero pomeriggio a fare spese, cercando ovviamente di limitarci il più possibile, non tanto x i prezzi (davvero accessibili) ma x via dello spazio in valigia!!! Siamo usciti da lì carichi di buste strapiene di pensierini x tutti e con tre acquisti davvero speciali, un regalo che sia io, Dav e Marco ci siamo fatti… ovvero tre bellissimi Kimono! ^_______________^ Trovati tra l’altro a prezzi stracciati, un’occasione a cui non abbiamo saputo resistere. Ovviamente oltre al Kimono (che, manco a dirlo, era il più lungo possibile e comunque mi va un po’ corto…Linguaccia) ho provveduto a comprarmi un bellissimo Obi (il cinturone con il fiocco). Alle ciabattine ho dovuto rinunciare anche se erano a dir poco stupende… purtroppo non ho trovato il 40!!! Mannaggia ai miei piedoni!!! Ç__________________Ç

 

Foto 4_2_6 – 4_5_6: Martedì: tappa al quartiere Shibuya-ku, il quartiere soprannominato “young town” e in effetti è davvero la città dei giovani, della moda e della cultura “under 25”, insomma un vero e proprio quartiere dei balocchi! Non è facile descrivere cosa si può trovare o vedere a Shibuya… è un labirinto di strade con palazzi dall’architettura iper-moderna, stracolme di megaschermi e insegne, di negozi di abbigliamento (dai vestiti e accessori dal gusto molto discutibile alle boutique delle grandi firme, ovviamente italiane! Animoticon), centri commerciali che vendono praticamente di tutto, enormi sale giochi, megastore di musica e manga, oltre a locali e bar di tutti i tipi. Uno dei posti + particolari di Shibuya è l’enorme incrocio situato di fronte alla stazione, caratterizzato (chi ha visto Lost in Translation non può non averci fatto caso) dall’incredibile numero di persone che contemporaneamente passano e si mescolano al centro dei tre attraversamenti pedonali. Vi assicuro che è davvero impressionante!!!

Vicino all’incrocio è poi presente la statua di Hachiko… chi non conosce la storia di Hachiko clicchi su questo link: http://it.wikipedia.org/wiki/Shibuya_(Tokyo).

 

Foto 4_5_7 – 4_5_8 e 4_6_1 – 4_7_2: Mercoledì: partenza x Nikko, una magnifica località nei dintorni di Tokyo… Nikko è un posto semplicemente unico e meraviglioso… forse è stata la visita di cui conservo il ricordo + bello… Andiamo x ordine: innanzitutto abbiamo preso la metro dalla stazione di Keikyu Kamata fino a quella di Asakusa e lì abbiamo assistito a una scenetta a dir poco esilarante!!! Abbiamo visto uomini compressi nella metro come non ne ho mai visti neanche a Napoli… sembravano chicchi di riso sottovuoto!!! A bocca aperta

Nella stazione di Asakusa abbiamo preso il treno x Nikko, l’equivalente dei nostri regionali x il tipo di tragitto che fa ma quasi  + pulito e comodo di un nostro eurostar! ^_____^

 

Foto 4_7_3 – 5_7_1: Arrivati alla stazione di Nikko abbiamo preso l’autobus x arrivare all’area dei templi e, una volta scesi, abbiamo iniziato l’escursione a piedi… Anticamente l’unico accesso x questa zona sacra era il ponte Shin-Kyo (ponte sacro), elegantissimo nella sua curva rossa, davvero bello. I templi che abbiamo visitato e che erano inclusi nel prezzo del biglietto (solo 1000 yen, ovvero 7 euro), sono cinque e sono uno + spettacolare dell’altro, con fregi e decorazioni inimmaginabili… uno dei bassorilievi (e non di un tempio ma di una “semplice” stalla) raffigura le tre famosissime scimmiette “Non vedo, non sento, non parlo”, chi lo sapeva che sono originarie di Nikko? ^___^

Visitare Nikko vuol dire davvero vivere x una giornata un luogo storico del Giappone, è una specie di tuffo nel passato e x chi è davvero appassionato della cultura giapponese è a dir poco una tappa obbligata. È l’intero parco, poi, ad essere davvero un posto sacro… anzi il “posto sacro” x antonomasia, ho difficoltà a descrivere a parole la bellezza di questo luogo, spero che le foto possano dare un’idea dell’atmosfera che lì si respirava tra templi, santuari, pagode, giardini, ruscelli, laghetti e alberi da sogno… dai colori incredibili… una natura incantevole… insomma, io non me ne volevo andare +!!! ç____ç

Probabilmente sono io a essere un po’ strana dal momento che stare lì mi ha emozionato ancora di + dello stare nella stessa Tokyo… ma è stato proprio così!!! ^______^

 

Foto 5_7_2: Piccola sosta su questa foto: avrete già fatto caso che si tratta della versione al tramonto della foto 4_5_9, fatta alla partenza x Nikko, questa invece l’ho scattata al ritorno. Sono dei palazzi che si trovano al “confine” del quartiere Asakusa , quella strana costruzione formata da una sorta di enorme peperoncino posto in cima a un lucente cilindro di granito nero si chiama “Flamme d’Or Building” realizzato dall’architetto francese Philippe Starci ed è uno dei vari esempi di architettura moderna e surrealista di Tokyo.

 

Foto 5_7_3: Altra foto strana, altra sosta… quelle due macchine che vedete una sopra l’altra all’interno di quella specie di impalcatura sono due auto parcheggiate. In tutta Tokyo non abbiamo visto neanche un’auto lungo i margini della strada, lì non concepiscono proprio il parcheggio come qui da noi… e sto parlando di un quartiere di periferia, la foto è stata scattata nei dintorni dell’albergo.  I parcheggi, quindi, sono costituiti da queste strutture a + piani che si alternano alle palazzine, brutti sì… ma funzionali! ^____^

 

 

 

Continua...  ^_____^

 

6/8/2008

Viaggio in Giappone - Diario di viaggio - seconda parte (2/4)

 

Foto 2_4_8 – 2_5_1: Queste foto sono state scattate in una sala Pachinko. Il Pachinko non è altro che una sorta di flipper in verticale, il passatempo preferito dai giapponesi, al punto di dedicare interi edifici solo a questo gioco. All’interno di queste sale non c’è altro che decine e decine di questi flipper, tantissime luci al neon e una tremenda musica assordante a tutto volume che assomiglia + a un suono metallico ripetuto in continuazione che a una sequenza di note. Io non ho resistito + di 2-3 minuti là dentro, è una pazzia. E i giapponesi in queste sale ci passano letteralmente le ore, seduti davanti ai loro Pachinko, con affianco ceste piene di palline e sigaretta in bocca… come ipnotizzati fissano il quadro anteriore della macchina e agitano freneticamente la manopola dei comandi… “Lo faranno per soldi, evidentemente si vincono buone sommette” direte voi… no, i premi consistono in biscotti e sigarette!!!!! O___O

 

Foto 2_5_2/2_5_3: Palazzo della SEGA (Intorno al nostro hotel ce n’erano 3!) + Maggiolone! ^___^

 

Foto 2_5_4 – 2_5_8: Giretto tra i vicoli, sempre nei dintorni del nostro hotel… impressionante la quantità di cavi e fili elettrici sospesi tra palo e palo, era ovunque così e l’esempio nella foto non è dei migliori, abbiamo visto decisamente di peggio. Troppo carini gli ingressi delle case, hanno una estrema cura dello spazio pubblico, proprio come da noi, bisogna dire… Perplesso Non poteva mancare la saracinesca con Goku e un bimbetto in Kimono!!! Non avete idea di quanto sono belli i bambini e le bambine, hanno un faccino perfetto, sono uno spettacolo, stavo i minuti interi a fissarli!!! ^_____^

 

Foto 2_5_9: Stazione del treno a Keikyu Kamata, destinazione Yokohama!

 

Foto 2_6_3 – 2_7_3: Una volta arrivati a Yokohama io e mio fratello abbiamo salutato i ragazzi che hanno trascorso la giornata di sabato nel palazzetto dello sport per fare gli allenamenti e ci siamo diretti verso la Chinatown + grande del Giappone. Inutile dire che era un quartiere pieno di edifici davvero particolari, tutto era in stile cinese ovviamente, dall’architettura al cibo.

Bellissimo il tempio e divertentissimi gli innumerevoli locali e negozietti! ^___^

 

Foto 2_7_4 – 2_8_7: Dopo aver visitato Chinatown siamo andati sul lungomare di Yokohama, da cui si ha una vista di 180° di  tutta la baia, davvero molto bello. C’era lo spettacolo di un giocoliere con tantissima gente intorno, un sacco di persone a passeggio con coniglietti nani… al guinzaglio!!! Ovviamente non mi sono lasciata scappare l’occasione di accarezzarli (io adoro i coniglietti nani!), tanto bastava andare vicino alla giapponesina di turno, cacciare un sorriso a 32 denti, accennare un inchino e chiedere a gesti (tanto l’inglese manco lo parlano!!!) se potevo toccare il batuffolo di pelo! La risposta era sempre un sorriso a 32 denti, un inchino e tanti tanti sorrisetti compiaciuti (in questo sono identici ai personaggi degli anime, quante smorfie e versetti che fanno!).

Sono gentilissimi, cordiali e cortesi e sembravano davvero onorati quando gli si rivolgeva loro una parola e un sorriso… Poi l’intera “cerimonia” della carezza al coniglio si concludeva con tanti “Arigato gozaimasu!!!” (grazie mille) e tanti tanti altri inchini! ^___^

 

Foto 2_8_8 – 2_9_1: Nel tardo pomeriggio io e Marco siamo tornati al palazzetto dove, in serata, si è tenuta la cena di benvenuto per tutti i partecipanti al mondiale… Eravamo tantissime persone e ci hanno divisi in diverse stanze… l’atmosfera era di euforia generale per le gare del giorno dopo e si stava davvero bene, tutti insieme. La cena consisteva in un tipico piatto freddo giapponese, il classico pasto pronto che si portano dietro al lavoro. Era un piatto diviso in più scomparti con diverse pietanze, riso, verdure, carne… noi ci divertivamo a cercare di capire cosa ci stesse in quegli scomparti… detto in poche parole… era praticamente immangiabile!!! Il riso era colla, era un blocco unico, la carne era gelata e il resto delle “specialità” non ricordo manco se l’ho assaggiato o meno. Ora si dirà “Eh… gli italiani… sempre schizzinosi!!!” ma manco gli egiziani si sono mangiati quella roba!!!!!! E ho detto tutto! A bocca aperta

 

Foto 2_9_2/2_9_3: Ecco perchè, dopo la “cena”, usciti dal palazzetto, la “M” del Mc Donald’s ci è sembrata il porto della salvezza e ci siamo subito fiondati dentro affamati come un branco di lupi!!! Ma neanche al Mc Donald’s è stato semplice, almeno per me… che di solito prendo sempre e solo il panino con l’hamburger e basta, odio salsine e condimenti vari… E’ stata a dir poco un’impresa (manco al Mc Donald’s parlavano inglese!!! Perplesso) riuscire a far capire alla povera giapponesina alla cassa che tipo di panino volevo! Però quante risate! ^___^

 

Foto 2_9_4 – 3_4_8: Ed eccoci finalmente alla domenica, il giorno delle gare! Tra le foto scattate nel palazzetto, oltre alle mie, ce ne sono alcune che ho “rubato” dal sito della Federazione Internazionale di Chanbara, la selezione è stata molto rigorosa, erano centinaia!!!

Che dire di quella giornata… davvero unica. Innanzitutto c’era l’emozione di stare lì… mai viste tante persone di etnie diverse tutte insieme, era a dir poco bellissimo… Di certo è stata una giornata massacrante… io e mio fratello sempre in piedi a correre da un’area all’altra del palazzetto (mica gareggiavano sempre nello stesso posto…), sempre scalzi (e vi assicuro che dopo un po’ i piedi ne hanno risentito) e con al collo almeno una fotocamera e un paio di videocamere a testa, roba da scimunirsi… e infatti in una delle foto è ben visibile il mio stato sfatto e distrutto e la mia insofferenza alla povera EOS, non sapevo più come reggerla!!! Tra l’altro siamo stati praticamente tutti tutto il giorno DIGIUNI perché hanno di nuovo offerto il famoso pranzetto della sera precedente!!! Non dimenticherò mai la scena dell’egiziano che cercava di rifilare a Dav uno scatolone pieno di quella roba!!! A bocca aperta Una giornata faticosa ma conclusasi con una splendida vittoria della nostra squadra… dire che è stato stupendo è dire poco… non aggiungo altro, lascio parlare le foto, il video l’avete già visto! Animoticon

 

 

Foto 3_4_9 – 3_5_2: Concluse le gare hanno concesso ben 10 minuti ad atleti e non per cambiarsi, uscire dal palazzetto e avviarsi verso Chinatown, quella sera c’è stata la cena al ristorante cinese, offerta dalla Federazione. Dopo una giornata intera in piedi, a muoversi, a sudare e a correre di qua e di là 10 minuti mi sono sembrati un tempo + che sufficiente per rimettersi in sesto! Ovvio, no? Mentre i ragazzi si azzuffavano negli spogliatoi per accaparrarsi le docce io e Marco ci siamo dovuti arrangiare nei bagni!!! E io avevo pure il cambio dietro per sembrare un minimo più presentabile… mi sono cambiata in tempo di record e mentre cercavo di restaurarmi la faccia davanti allo specchio del lavandino la signora fuori alla porta con lo spazzolone in mano mi guardava davvero molto male!!! ç____ç  Una volta a Chinatown ce la siamo fatta di corsa fino al ristorante cinese, i campioni del mondo sono stati gli ultimi ad arrivare ma almeno sono arrivati un po’ più puliti di tutti gli altri!!! Lungo la strada un ragazzo del nostro gruppo ha scattato l’ennesima foto alla giapponesina carina di turno ed è uscita fuori una foto troppo bella, la classica fortuna del principiante!!! è____é

 

Foto 3_5_3 – 3_6_6: La cena al ristorante cinese meriterebbe una lunga descrizione, dico solo che prima di arrivare ero contenta perché quella sera avrei mangiato cinese e poi alla fine è stata un po’ come la cena del film “Indiana Jones e il tempio maledetto”!!! Vi assicuro che ciò che cucinano nei nostri ristoranti cinesi non ha NIENTE a che vedere con la vera cucina cinese! Tra brodini viscidi e spaghettini di soia dolciastri in qualche modo ce la siamo cavata…

Però la serata è stata divertentissima, tutti a fare baldoria, a fare foto e ad alzare un po’ il gomito… i primi ad essere brilli erano proprio i maestri e i vari presidenti, sicuramente il + simpatico era Dana Abbott, texano purosangue che parlava il giapponese meglio della sua stessa lingua! Dopo la cena giusto il tempo di andare a rivedere la baia di sera (mannaggia che non avevo il cavalletto!!!) e poi a nanna, distrutti ma decisamente contenti! ^___^

 

 

 

Continua...  ^_____^

6/1/2008

Viaggio in Giappone - Diario di viaggio - prima parte (1/4)

 

Come si suol dire… meglio tardi che mai! Ecco finalmente gli scatti del viaggio in Giappone, non ci speravate +, vero? A bocca aperta

Nei giorni in cui sono stata un po’ + libera sono riuscita pian pianino a fare una cernita e a ridimensionarle… ho scelto quelle + carine, simpatiche e significative.