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    06/05/2007

    L'apatia del cuore

     

    Oggi ho trovato, tra le mie scartoffie, una vecchia copia del settimanale  “D - La Repubblica delle Donne" (il n°512 dell'agosto 2006) contenente, nell'ultima pagina, la rubrica epistolare a cura del filosofo Umberto Galimberti.

    Mi colpì quando la lessi allora, e mi ha colpito di nuovo oggi, la sua bellissima risposta alla lettera inviata da una lettrice... 
     

    Risponde Umberto Galimberti

     

    L’ APATIA DEL CUORE

     

     Scrive il sociologo tedesco Falko Blask in Q come Caos (Tropea Editore):

    “Lo psicopatico non è spinto da quello che comunemente si intende per cattiveria, per la semplice ragione che si trova assolutamente al di là del bene e del male, spinto ad agire solo da una assoluta indifferenza emotiva”

     

     

    Il rapimento e l'uccisione del piccolo Tommaso Onofri, da parte di "amici di famiglia" (anch'essi genitori), a scopo estorsivo, ci fa riflettere. È vero che ognuno di noi è un impasto di bene e di male, generosità ed egoismo, e più facile sarebbe isolare un mostro, orco, strega, alcolizzato, extracomunitario o povero in canna, per attribuirgli quan­to di atroce succede nel mondo.

    Ma, al di là di ogni giustificazione che possa rassicurarci, non è proiet­tando sempre all'esterno, lontano, su un antagonista, le istanze distruttive, che si risolvono i problemi. Neppure atti di contrizione o riti purificatori, ri­gorosamente collettivi, verso un sen­timento malato, a cui l'essere umano (o il branco) sceglie di indulgere, alla lunga pagano, come il caso Izzo (Il massacratore del Circeo) dimostra.

    Questi fatti efferati portano a galla una razionalità malata, perché scis­sa da altre funzioni della personalità; una razionalità che spacca comple­tamente l'Io dall'altro (io sono, ra­giono, provo amore, dolore e l'altro non esiste, è cosa inanimata).

    Questa dicotomia, questa frattura nel modo di leggere la realtà, pare non intaccare la capacità di intende­re e di volere; fino all'esplosione del­l'evento criminoso, Il suo autore ha la lucidità sufficiente per occuparsi delle incombenze quotidiane e per presentarsi al meglio agli occhi degli altri, che così non potranno sospet­tare né difendersi.

    Quel nucleo emozionale, profondo e vitale che è in ognuno di noi, rischia di rimanere murato dentro, come in­cistato, se scollegato rispetto a una razionalità reificante, che considera cose coloro che non appartengono al proprio branco, clan, setta o popolo.

    Non è solo un fatto di appartenenza, ma di ciò che Hannah Arendt chiama "la banalità del male", cioè la levità con cui i carnefici possono concilia­re in sé assoluta indifferenza per in­teri popoli e sensibilità estrema a va­lori elevati nella vita privata.

    Insomma il problema, come lei per primo ha rilevato tempo fa, è l'altera­zione del registro emozionale, distan­te sideralmente dal mondo cogniti­vo, dove un logos sempre più unilate­rale (ucciso il mito, il racconto, la metafora) tratteggia operazioni formali, splendide nella loro puntualità ma estranee ai corpi (che gli uomini abitano) e al loro mondo simbolico.

    Mi farebbe piacere sapere la sua opinione in merito.

    Stefania Maffei, Firenze

     

     

    Per i casi che lei cita la psichiatria del­l'Ottocento aveva coniato un termine: "psicopatia", oggi caduto in disuso in ambito scientifico anche se molto diffuso nel linguaggio abituale. Esso designa l'apatia della psiche, la quale non regi­stra a livello emotivo l'importanza o la gravità di una parola, di un gesto, di un comportamento. Kant riteneva che il be­ne e il male non avessero bisogno di par­ticolari definizioni, perché la differenza ognuno la “sente” naturalmente da sé.

    Oggi non è più così, e, al di là delle plau­sibili spiegazioni psicoanalitiche che ve­dono l'origine della psicopatia nei primi rapporti del bambino con la figura ma­terna inconsistente, anaffettiva o ambi­gua (da cui scaturisce la successiva co­stituzione psicologica caratterizzata da un io debole, da Super-io assente, con conseguente mancanza di rimozione delle richieste pulsionali dell'inconscio, che verrebbero immediatamente agite e non differite ed elaborate), io penso che i nostri bambini vengono sottoposti a un eccesso di stimoli rispetto alla capacità della loro psiche di contenerli e soprat­tutto di elaborarli.

    In una situazione del genere, le strade che si aprono sono due: o l'angoscia, che sempre accompagna un'eccessiva espo­sizione agli stimoli, rispetto alla capacità di elaborarli; oppure, per evitare l'angoscia, l'indifferenza emotiva, per cui, per quanti stimoli mi arrivino, la mia psiche non regi­stra, non prova alcuna risonanza emotiva.

    Con una psiche emozionalmente così rat­trappita, si cresce senza avvertire, a livello di sentimento, la differenza tra il bene e il male, per cui, paradossalmente ma nean­che tanto, posso gettar sassi dal cavalca­via, uccidere la donna che mi ha lasciato, ammazzare la madre o il padre, e poi an­dare in discoteca, perché al mio gesto non corrisponde nessuna risonanza emotiva.

    Nel deserto della comunicazione senti­mentale che da piccoli non ci è arrivata, quando trascorrevamo il nostro tempo in quell'abbandonitica solitudine con la te­levisione come baby sitter, che da adole­scenti non abbiamo incontrato nelle pa­role degli insegnanti troppo asettiche, impersonali e lontane da ciò che la tele­visione ci aveva offerto come base di reazione emozionale, e che da adulti ci hanno insegnato a controllare, perché così vogliono le buone maniere, fa la sua comparsa il gesto, soprattutto quello vio­lento, che prende il posto di tutte le pa­role che non abbiamo scambiato, né con gli altri, per istintiva diffidenza, né con noi stessi, per afasia emotiva.

    Per questo c'è un gran lavoro da fare nel­l'educazione del sentimento, e non solo del corpo e dell'intelligenza, per essere all'altezza del nostro tempo. Un tempo che ha bruciato gli spazi della riflessione, ridotto all'insignificanza quelli della co­municazione, ma soprattutto ha inaridito il sentimento, che è poi l'organo attraver­so il quale si "sente" - prima ancora di "sapere" - cos'è bene e cos'è male.

    Comments (2)

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    Annawrote:
    Ciao Lucilla!Ti ringrazio per avermi consigliato questa lettura.In effetti spesso dimentico che certi comportamenti umani,non sono da attribuirsi ad un dna sbagliato o ad inclinazioni più o meno marcate,ma al modo in cui si cresce e si viene educati. In effetti,tutti abbiamo una parte oscura,un'istinto negativo che se non viene "domato",rischia di prendere il sopravvento e spingerci a fare cose orribili!E' l'educazione che ci viene fornita da piccoli dai nostri genitori,che amorevolmente anche nel gioco,ci dovrebbero insegnare cos'è il bene e cosa il male;lavoro che poi dovrebbero continuare gli insegnanti,le prime persone a doversi sentire motivate e responsabili e pronte a donarci la cultura e la saggezza e ad aprirci gli occhi sul mondo che ci circonda! Ma spesso non è sufficiente neanche questo,perchè molte persone:ben vestite e colte, racchiudono una personalità disturbata che come Galimberti dichiara è frutto di una "repressione emotiva".
    Ammetto che questa situazione mi spiazza terribilmente,perchè oltre a non poterti sentire al sicuro in nessun luogo,ti ritrovi anche a dover incontrare persone che pur non essendo dei serial killer (ma potenziali come tutti),si divertono o trovano normali e comiche situazioni ed intrattenimenti che di divertente non hanno proprio nulla! Sono disarmata! Un bacione, ciao!
    24 July
    Ciao Lucy veramente una lettera bellissima
    soprattutto la risposta
    anche se io avrei riempito d cattive parole ki ha fat un gesto del genere ma irrazionalmente spinta dal dolore, dall'indignazione x un gesto tanto efferato e la freddezza con cui si son permessi d uccidere un bimbo oltretutto malato. E a me ste cose fan girare parekkio le scatole.
    Come è stato x il piccolo Samuele ke nn s sa ki l'ha fat fuori anche lui era un bibmo ritardato e se è stata la madre è stato un gesto cattivo. Siccome è malato lo eliminiamo allora xkè nn tornar al fascismo dove ammazzavan pure i bimbi handicappati? tanto ormai stiam arrivando a questo!!!
    Vabbè nn voglio annoiarti con le mie battaglie personali e con le barriere architettoniche ke in italia son + forti ke mai......ke vergogna!!!
    Pensa ke io ho una zia ke sta male dalla fame e la sua famigliola xkè nn han lavoro e nulla da guadagnare men male han noi ke gli facciam ogni tanto la spesa. Ma riusciam a mala pena a coprir noi le nostre spese che son tante.
    é una indecenza nn credi? ke nel 2000 esistan ancora certe cose. Abominevole!
    M dicevi d Parigi ke c sei stata io ho mancato d visitar il museo d'orsay e me lo vedrò a agosto probabilmente. IO adoro le città d'arte mi affascinano troppo a volte rimango minuti interi a fissar un quadro m prendon x esaurita ehehhehehhehehheheh ma quando una cosa t piace.
    C vado con due amiche pazzoidi come me ....venerd' dò l'esame x il ptentino europeo mma nn credo d farcela trop complicato cioè gli argomenti son scemi ma sai quando t fan i trabocchetti nelle domande anche se sai, xò parlan con paroloni difficili x dir la stes cosa nn è facile...vedremo come va a finire.
    Carina la festa del muscolo come me l'hai raccontata siete proprio fuori d testa ehehhehehe in senso buono naturalmente!!!
    pensa ke una mia compagna scriveva tt le scemenze ke dicevam in classe e le ha mandate a un noto diario....nn faccio nomi e ha vinto il concorso le han pure regalato il diario con le nostre frasi celebri che risateeeeee ke bella la scuolaaaaa x certe cose ehehheehheh
    baciotti aprestooooo
    10 May

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