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    05/06/2007

    Charlie Chaplin

     
    Un piccolo omaggio a una delle + grandi personalità del '900, un meraviglioso artista...
     
     

     

     

    LA CINETECA DI BOLOGNA CELEBRA L'ARTE DI CHAPLIN

     

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    QUEL MONELLO

    DI CHARLIE

    NEL TRENTENNALE DELLA SCOMPARSA, UNA MANIFESTAZIONE RICCA DI EVENTI RICORDA L'ARTISTA CHE SI È ISPIRATO AI DRAMMI DELLA SUA VITA PER REALIZZARE TANTI GRANDI CAPOLAVORI.

     

     

     

    Nella Londra di fine Ottocento, un bambino, per risolvere il problema della fame, si mette d'accordo con un vetraio.

    Con un sasso rompe i vetri dei negozi. L'uomo poi passa, ripara il vetro e divide il guada­gno con lui. Quel bambino si chiamava Charlie Chaplin e vent'anni dopo, di­ventato l'attore e il regista più famoso del mondo, riprodusse quel ricordo d'infanzia nel suo primo lungometrag­gio, Il monello. Charlie e Charlot: un'im­medesimazione fra l'artista e la sua creatura che forse non ha eguali nella storia del cinema. Il padre, che lavorava nei music-hall, morì alcolizzato quando il piccolo Charlie aveva solo 12 anni. A lui il grande regista si ispirò nel 1952 per interpretare Calvero, il protagoni­sta di Luci della ribalta, un vecchio cIown che muore dopo un ultimo, me­morabile spettacolo.

    La madre fu invece una mediocre cantante e finì la sua vita in manicomio nel 1928, mentre il primo figlio di Chaplin morì pochi giorni dopo essere nato, nel 1920. E la disperazione per il figlio perduto si ritrova l'anno dopo negli occhi del vagabondo Charlot, quando gli strappano dalle braccia il "monello" che lui ave­va con tanto amore accudito.

    “Chaplin imparò a recitare, a canta­re, a ballare quando era un bambino per riuscire a sopravvivere. È stato un uomo che ha sofferto molto e che an­che quando è diventato un divo accla­mato in tutto il mondo si è sempre senti­to solo. Non a caso nel 1952, quando a seguito delle accuse di filocomunismo gli fu rifiutato il visto di ritorno negli Stati Uniti, con la sua famiglia si trasferì a Vevey, in Svizzera, in un luogo assolutamente anonimo”.

     

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    Gian Luca Farinelli è il direttore della Cineteca di Bologna, che dal 1999 porta avanti la meritoria opera di restauro della produzione artistica di uno dei più grandi geni del Novecen­to e che quest'anno, in occasione del trentennale della morte di Chaplin, av­venuta il giorno di Natale del 1977, or­ganizza Chapliniana: cinque mesi dedi­cati all'artista inglese, con la mostra Chaplin e !'immagine, la retrospettiva in­tegrale della sua opera, i concerti con le musiche che Chaplin scrisse per i suoi film e un convegno di studi.

    “Nella mostra mettiamo a confronto l'uomo Chaplin con la sua immagine, attraverso materiali filmici, fotografie di scena, riviste, locandine, che ci sono stati donati dalla famiglia”, aggiunge Fa­rinelli. Tra le testimonianze più interessanti c'è un filmino a co­lori che il fratello di Chaplin, Sydney, girò du­rante la lavorazione di Il grande dittatore. Il film uscì nell'autunno del 1940, mentre le truppe naziste dilagavano in tut­ta Europa. Il grande ci­neasta, abbandonata la maschera di Charlot, fe­ce una feroce parodia di Hitler. I due erano nati nel 1889 a quattro giorni di distanza l'uno dall'altro e la loro somiglianza nel film era impressionante. Chaplin-Hitler che urla frasi incomprensibili e piega il microfono durante un comizio o che gioca con un mappamondo che al­la fine scoppia sono tra le rappresentazioni più potenti della malvagità umana che il cinema, ma non solo, abbia mai realizzato.

    “Eppure Chaplin do­vette subire delle pres­sioni incredibili durante la lavorazione del film.

    Gli americani entrarono in guerra nel 1941, ma in quel momento la stragran­de maggioranza della popolazione era schierata su posizioni di non belligeran­za verso la Germania. Ma Chaplin andò avanti lo stesso. È stato sempre un uo­mo molto coraggioso: avrebbe potuto continuare a fare film comici, ma ha preferito sperimentare strade nuove, pa­gandone le conseguenze”. Nel dopo­guerra, tuttavia, dichiarò che se avesse conosciuto l'atrocità dell'Olocausto non avrebbe girato una satira sul nazi­smo. Anche questo fa parte della sua grandezza: si metteva continuamente in discussione e tendeva sempre a ridi­mensionare la sua opera. Una volta disse: “Anche se fai un solo lavoro per tutta la vita, resti sempre un dilettante”.

     

     

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    Farinelli ha conosciuto personalmen­te gli otto figli di Chaplin. “Hanno ricor­di molto belli del loro papà. Ci hanno donato dei filmini a colori girati nei gior­ni di festa nella casa di Vevey, quando Chaplin si divertiva a interpretare per loro le gag più famose dei suoi film, co­me la danza con i panini in La febbre del­l'oro”. Fino alla fine, il grande artista la­vorò a un film che non vide mai la luce. La protagonista avrebbe dovuto essere la figlia Victoria, allora diciassettenne. Un ultimo romantico sogno per un uo­mo che, pur avendo così tanto sofferto, ripeteva sempre: “Un giorno senza un sorriso è un giorno perso".

                                                                                                                                         Eugenio Arcidiacono

                                                                         

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    Da “Famiglia Cristiana” (anno LXXVII, N° 22, giugno 2007)
     

    Comments (2)

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    Assuntawrote:
    Grande Chaplin! Dai suoi film, dall'espressione del suo viso, traspariva tutto il suo dolore! Baciotti, Assunta
    25 Apr.
    Ciao si si davvero un grande artista hai fat bene
    a dedicargli questo meraviglioso post con foto.
    Mi ha molto colpita il tuo commento sai? e le tue parole
    dentro c'era tt quello che passavo io mentre disegnavo cercando d far
    del mio meglio anche se faccio sempre delmio peggio.
    Vedi io nn parlavo dei manga x dire ke eran tt uguli xkè là riconosco la mano
    che è diversa pur essendo simili xò sai la cosa ke mi piace dei manga
    è che nn han censura ke son adatti molto aglil adulti come ai bambini
    s scherza tanto sul rapporto tra uomo e donna e questo è molto bello
    nn s mettono stupidi tabu ma cose divertenti xkè è cos' che deve essere una cosa
    naturale. Io nn m vergogno a dire ke guardo i manga d mtv e molti soprattutto quelli
    delle dieci son x adulti ma m devi vedere rido come una pzza fino alle lacrime.
    X quelli italiani o altri, dico che son molto simili vedi tex classici oppure dilan dog,
    nn parlo delle storie ma dei visi che son simili delle ombreggiature ecc, x me
    un artista è tale quando dimostra una diversità seppur minima rispetto agli altri,
    una cosa originale uno stile tt suo nonostante ciò che ha imparato
    fregandosene a volte d ciò che pensa la gente.
    Un vero artista è quello che nn viene capito, che viene ucciso dalla critica,
    che nn viene apprezzato dalla gente ma poi a lungo andare viene amato
    e capito nn so se tu la pensi come me.
    Certo è una società che chiede ben altro ossia d vendere e basta
    xò x fortuna qualche artista degno d stò nome spero c sia
    Anche x le opere scritte cerco sempre originalità e mai ripetitività
    e t dirò dopo un pò piacciono ....diciamo che li scopro io eheheheheh
    Un baciooo
    6 June

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