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02/08/2007 Naked ambitionEcco la famosa parità...
Articolo pubblicato sul Corriere della Sera del giorno Domenica 15 Luglio 2007 (mi scuso x la pessima qualità dell'immagine ma è una scansione da foglio di giornale... piegato!
“L'Italia è il Paese delle donne nude”
L'accusa del Financial Times: “Corpi esibiti in spot e tv; tradito il femminismo”
L'ambizione: "Le teenager sognano di diventare ballerine o showgirl" Il ritratto: "In Italia essere donna è dolore, pasta, maternità e banche chiuse"
MILANO - Far finta che il “caso” non esista, stavolta, è davvero impossibile. Basta alzare gli occhi durante il check-in in aeroporto, o accendere la tv. Loro sono li, che aspettano. Donne, donne, donne. In formato gigantesco, sembrano uscite da un film di Fellini. Scollature profonde, sguardo malizioso. Sono li per convincere: a comprare una valigia, a scegliere una nuova tariffa per il cellulare. Oppure, semplicemente, per “intrattenere”... Succede in Italia, patria della bellezza femminile - e del suo sfruttamento. Perlomeno è questa, secondo il Financial Times, l'immagine che colpisce chi arriva nelle nostre città: corpi (inutilmente) scoperti che ammiccano dai cartelloni stradali, ragazze di nulla vestite che ancheggiano nei varietà. Ieri l'autorevole quotidiano della City ha dedicato la copertina del suo inserto culturale alla naked ambition (la “nuda ambizione”) delle donne italiane: “A trent'anni dalle richieste delle femministe su divorzio e aborto, qui le teenager vogliono lavorare come showgirl, ballerine e vallette di quiz a premi”. La prova sta tutta nella foto che domina la pagina: una Elisabetta Canalis oversize, cellulare all'orecchio, china a guardare negli occhi l'ignaro passante sempre che il suo sguardo non sia stato già calamitato dalla scollatura messa in risalto da un ridotto bikini rosso. È un'immagine dell'ultima campagna Tim. E da oggi, per gli inglesi, è il simbolo dell' ”arcaicità” del popolo italiano. “Dal mio trasferimento a Milano, tre anni fa - scrive Adrian Michaels -, mi sono chiesto perché nessuno sembri preoccuparsi dell'uso incongruo che viene fatto della donna nella pubblicità e in tv... Davvero gli italiani, e in particolare le italiane, ritengono accettabile "vendere" quiz in prima serata stimolando i genitali maschili invece del cervello?”. Segue reportage sul “Paese che ha dimenticato il femminismo”: Michaels elenca i balletti de L'Eredità, la gara per la successione al “trono” delle Veline, Ilaria D'Amico di cui “nessuno può dire che non conosca il calcio”, ma che va in onda “invariabilmente in tubino nero”, in piedi, circondata da ospiti “tutti uomini, tutti in giacca e cravatta, tutti seduti”. In Gran Bretagna o negli Usa, sostiene il FT, “questo susciterebbe reazioni di ogni tipo”; in Italia, l'abitudine ha avuto la meglio. Sottoscrive il ministro Emma Bonino, lei che è un' “eccezione” alla regola: “Il movimento femminile non ha mai spinto per riforme strutturali”. Nel Belpaese, conclude Michaels, essere donna significa ancora “dolore e sofferenza (un riferimento agli ospedali che rifiutano l'epidurale, ndr), maternità e pasta; banche chiuse (simbolo dei servizi che ignorano i bisogni delle lavoratrici, ndr)”. Ovvio, quindi, che le italiane si dividano in mamme “confinate in cucina a fare i ravioli” e figlie che cercano il successo attraverso la bellezza. Magari in formato due metri per sei. Il punto, come spiega al FT il pubblicitario Sergio Rodriguez, direttore creativo di Leo Burnett Italia, “è che qui, anche quando non serve, usi una donna”. “Ma è proprio questo il problema: la mancanza di creatività - replica Alberto Abruzzese, sociologo delle comunicazioni di massa -. Pensiamo alle condizioni di lavoro dei nostri creativi, ai budget, all'assenza di formazione...”. Va bene, ma la tv? Non è che li vada meglio. “Che posso dire? È vero, punto. Ma nel sistema Italia, a partire dagli anni del boom, il corpo è considerato una ricchezza. Nella prima fase della sua presenza sullo schermo, poi, si doveva combattere il bigottismo della tv di Stato; e in questo momento, in cui avverto sinistri segnali di bigottismo strisciante, mi sento di ribadirlo”. Quanto alle donne, “mi pare che rispetto ai parametri del femminismo storico abbiano sviluppato maggior leggerezza”. “Ma le donne protestano, eccome - si infervora la giornalista palestinese Rula Jebreal (che un ospite non identificato, nell'ultima puntata di Annozero, definì "gnocca senza testa", ndr) -. Il punto è che abbiamo bisogno del FT per commentarlo, come se la questione non fosse palese; il mondo intero ci osserva e ride, e i nostri media ignorano il problema. L'Italia critica spesso il mondo arabo e musulmano, ma quando si tratta di guardare al ruolo delle donne nei media, in politica, dicono "ah no, è un'altra cosa". L'ultimo stadio è la mancanza di diritti. è vero. Ma il primo gradino è spingere una donna a spogliarsi e stare zitta per apparire”.
Gabriela Jacomella
Questi sono pezzi estrapolati da altri due articoletti, sempre della stessa pagina di giornale:
Bellezza, casa e lavoro. Siamo tutte in trappola
[…] Detto questo, tanto per cambiare, che figura. Non tanto per i maschi italiani, o per le ragazze ben fisicate che facendo foto o mostrando il gluteo in tv guadagnano - per il momento - assai di più che con una laurea e una via crucis di contratti a termine. Per le donne italiane riprese in bikini solo da familiari affettuosi, per il resto affaticate, o rassegnate, o ambedue. Affaticate perché è vero quel che scrive Adrian Michaels sul FT: chi lavora non è aiutata dalle istituzioni (anche chi per miracolo trova un posto al nido pubblico, con uno stipendio normalissimo schizza nella fascia alta e paga 450 euro al mese), non dagli orari dei negozi (geniali; a Milano gli alimentari sono chiusi il lunedì pomeriggio, i figli di chi lavora rischiano settimanalmente la sana pizza take away); soprattutto, non dalla mentalità dominante, per cui di cucina-bambini-casa si deve occupare la donna, oppure la colf. Gli inglesi saranno pure odiosi quando parlano di noi; ma loro, nei bagni per uomini, da tempo trovano dei fasciatoi. Lì per un padre è naturale cambiare i pannolini al pupo. Da noi meno. […] […]Perché è inutile aspettarsi cambiamenti dai maschi, la questione sono le femmine. E le mamme italiane; di femmine stavolta. Molte si preoccupano perché le figlie tengono troppo ai voti; e si preoccupano di più se non hanno un fisico impeccabile (garantito autentico, sentito dire in spiaggia a una tredicenne carina e smilza: «Amore, guarda qui, sei a rischio cellulite, lascia perdere il gelato e prendi un'acqua naturale»; se poi la figlia privata dell'onesto piacere del Cucciolone decide di sfruttare il fisico e va a fare la cubista la colpa non è sua, francamente). Non sono segnali di ambizione estetica nell'ex Paese della Bellezza, come ipotizza il FT; sono segni di rassegnazione, a un pensiero unico sull'aspetto fisico e sul valore di mercato delle donne che sull'aspetto, principalmente, è ancora basato. […] […]Ed è vero, per le donne c'è una Trappola Italiana fatta di costrizioni pratiche e familiari, ossessione per l'aspetto, frustrazioni lavorative. Però è riduttivo, come fa il FT, dire che la riscossa delle italiane può essere la lettera di Veronica Lario a Berlusconi. Va bene, tante mogli sono nella sua situazione (altrove mollano i mariti). Ma serve qualcosa di più. Forse dovrebbero cominciare i media, i giornali per primi, a parlare di donne interessanti, che ce ne sono tante. Le ragazze troverebbero più interessanti i giornali, tra l'altro. Forse anche gli uomini, o sennò possono guardare le figure (bellone nelle pubblicità ce n'è tantissime, non lo notano solo gli inglesi).
Maria Laura Rodotà
La sociologa Saraceno: "La battaglia è persa, anche le giornaliste vogliono fare le pin up"
"Le grandi battaglie del femminismo? Più che tramontate direi che le abbiamo perse". Al Financial Times che accusa le italiane di aver gettato la spugna dopo gli anni '70, Chiara Saraceno, sociologa della famiglia, una delle prime in Italia a studiare la condizione femminile, risponde così. "Non abbiamo smesso di combattere. Anzi, negli ultimi anni c'è stata grande mobilitazione su temi importanti, come la fecondazione assistita o la presenza femminile in Parlamento, ma pochi successi. E' su questo che dovremmo riflettere. E' vero che chi viene dall'estero - come me che ormai vivo gran parte dell'anno a Berlino - resta colpito dall'immmagine della donna veicolata dalla pubblicità italiana. E non solo: da noi anche le parlamentari, le giornaliste cercano di assomigliare a pin up. Il problema vero è che i guardiani dei cancelli, quelli che scelgono, sono ancora gli uomini e le donne sono costrette ad adeguarsi. Siamo un Paese che si riempie la bocca di paroloni sulla dignità femminile, su commissioni e pari opportunità, ma senza risultati concreti. [...] [...] Le ragazze che valgono ci sono: le veline sono solo il modello vincente proposto dalla TV. Gli uomini le guardano e a noi danno in pasto i vari Costantini ma tenendosi ben stretto tutto il resto: questa è la loro parità".
Giulia Ziino
Per concludere, ecco un link: http://www.lamescolanza.com/INTERVISTE0205/2005/rula_jebreal=10112005.htm
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